• La vita sempre

    La vita sempre

    In un’Italia attraversata dalla guerra, dalla povertà e dalle ombre del fascismo, due destini lontani si sfiorano fino a intrecciarsi in un amore che sfida tutto. Francesco è un ragazzo brillante, irresistibile e molto bravo a mentire. Cresce diventando un uomo dal fascino ribelle, un seduttore, un giocatore d’azzardo che vive inseguendo la fortuna e fuggendo dalle responsabilità. Teresa, invece, nasce in un vicolo povero, in una famiglia che non ha nulla tranne la dignità. Con occhi profondi e un carattere tenace, è l’unica del suo quartiere a conquistare un diploma, costruendo il suo futuro passo dopo passo, proteggendo sogni che non osa mai rivelare. Sono opposti in tutto, e proprio per questo si cercano, si trovano e si amano. Tra loro nasce un sentimento che sfida le leggi del tempo e della storia, che resiste alla violenza della guerra, alle imposizioni sociali, alle difficoltà. Perché quando la vita vuole vivere davvero, niente può fermarla. Con «La vita sempre», Elena Varvello ci regala un romanzo che attraversa il tempo e la memoria, raccontando un amore che resiste al dolore, alla Storia, alle regole imposte dal mondo.

    20,00
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  • Il tallone da killer

    Il tallone da killer

    Milano diventa il palcoscenico di un noir avvincente, intriso di cinismo e ironia, firmato da Alessandro Robecchi. In un’atmosfera oscura, tra periferie degradate e ambienti d’élite, si muovono i protagonisti di questa storia dal ritmo serrato: due killer impeccabili, il Biondo e Quello con la cravatta, soci fondatori della Snap s.r.l. Professionisti della morte, operano con una precisione quasi chirurgica, senza lasciare tracce e adattando la loro identità a ogni incarico. Ma questa volta il bersaglio è diverso: Andrea De Carli, un uomo d’affari dal potere tentacolare, a capo di una società di investimenti con sedi tra Londra e Milano. A commissionare il lavoro è Serena Bertamé, decisa a far fuori il ricco e influente amante, padre di suo figlio mai riconosciuto. L’eliminazione, però, si rivela più complessa del previsto: De Carli è protetto non solo da un autista armato e da un apparato di sicurezza impenetrabile, ma anche da due cosche malavitose che hanno tutto l’interesse a tenerlo in vita. Per i due killer, abituati a muoversi nell’ombra con estrema freddezza, la missione si trasforma presto in una sfida ai limiti dell’impossibile. E quando le difficoltà si accumulano, sono costretti ad accettare l’aiuto di una collega imprevista, una rivale che ha già fatto loro uno sgarbo strappando un incarico con tariffe più basse. Tra inseguimenti, sparatorie, scambi di denaro sporco e ambientazioni da vero cinema pulp, il romanzo “Il tallone del killer” trascina il lettore in un vortice di azione e tensione, regalando noir teso e coinvolgente.

    16,00
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  • La morte di Auguste

    La morte di Auguste

    Nel cuore delle Halles parigine, un tempo anima pulsante della città, Auguste gestisce il ristorante “Chez l’Auvergnat”, punto di riferimento per clienti abituali e passanti affamati. Ma una sera, in modo improvviso, il vecchio ristoratore si accascia a terra e muore, lasciando dietro di sé una moglie anziana e malata e tre figli. Antoine è il secondo figlio, socio e per vent’anni artefice del successo del ristorante, Ferdinand, il primogenito, lavora come magistrato ma lo stipendio modesto che percepisce non basta a mantenere la famiglia, e Bernard, il più giovane, è un nullafacente sommerso sempre dai debiti. Con la scomparsa di Auguste, si aprono le porte a un groviglio di tensioni familiari: Antoine, da anni al fianco del padre nella gestione del locale, viene subito sospettato dai fratelli perché ingenti somme accumulate nel tempo sembrano sparite nel nulla. A peggiorare la situazione ci pensano le mogli, tutt’altro che imparziali, che alimentano sospetti, vecchie rivalità e rancori mai del tutto sopiti. Nel romanzo, la morte del patriarca non è solo la fine di una vita, ma anche il pretesto per mettere a nudo la fragilità dei legami familiari, corrosi dal tempo e dall’avidità. Al contempo, la chiusura imminente delle Halles, in procinto di essere demolite, fa da sfondo simbolico: come Auguste, anche un’intera epoca sembra arrivata al capolinea. “La morte di Auguste” è un’opera che offre uno sguardo penetrante sulle relazioni umane e sulla trasformazione di un’epoca.

    18,00
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  • Sarai con me domani?

    Sarai con me domani?

    “Appena vieni a sapere chi ha potuto fare del male ad Ariane, o chi la conosceva meglio degli altri, appena hai un nome… devi dirmelo. Hai la mia parola di ex prigioniero: ti aiuterò a evadere.” È il 1945, è quasi estate, quasi tempo di pace. La Francia del sud è stata liberata ma le ferite della guerra sono ancora aperte e il terreno è pieno di insidie: sotto la sabbia della Costa Azzurra, milioni di mine inesplose intrappolano la riviera. Vincent Devailly, fuggito da un campo di prigionia in Germania, si è unito al gruppo di volontari francesi e prigionieri tedeschi che, gomito a gomito, battono le spiagge devastate per individuare e disinnescare gli ordigni: uomini come Fabien, partigiano della prima ora tormentato da un’ossessione tenace, o come Lukas, detenuto tedesco innamorato della Francia, di Baudelaire e dei poeti surrealisti. Armati di coraggio o disperazione, senza mappe né equipaggiamenti, questi artificieri procedono alla cieca, tastando la sabbia con la punta delle baionette e rischiando di saltare in aria a ogni passo. Vincent si è fatto arruolare nella squadra perché ha scoperto che lì, tra i prigionieri tedeschi, qualcuno potrebbe sapere cos’è successo ad Ariane, la donna che ama e ha amato fino alla follia e di cui ha perso le tracce da due anni – da quando, come raccontava lei nelle sue lettere, si è allontanata dalla fattoria di famiglia perché minacciata da un ufficiale nazista di stanza nel vicino castello di Eyguières. Sarà allora l’aiuto di un compagno sminatore a riaccendere una speranza nel cuore di Vincent, sopravvissuto alla guerra ma incapace di tornare a vivere senza prima conoscere la verità su Ariane.

    19,00
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  • La levatrice di Nagyrév

    La levatrice di Nagyrév

    Zsigmond Danielovitz, incaricato di indagare sul cadavere di un’anziana contadina, è un uomo indebolito dalla guerra, ma vigile. E così ci mette poco a scorgere, dietro gli occhi degli abitanti di Nagyrév, qualcosa di sinistro. Nagyrév è un piccolo villaggio sperduto nella pianura ungherese, l’anno è il 1929 e il benessere, in quella ristretta comunità rurale, non arriva. Zsigmond Danielovitz si rende presto conto che la morte della donna sulle sponde del fiume Tibisco non è che l’anello di una lunga catena di scomparse e incidenti che da tempo coinvolgono il piccolo villaggio. “La levatrice di Nagyrév” racconta un fatto di cronaca realmente avvenuto tra le due guerre mondiali, un episodio che sconvolse l’Europa non solo per l’efferatezza dei crimini, ma anche per un inedito capovolgimento dei ruoli: le donne uccidono gli uomini, si vendicano. Superstizione, violenze, miseria e soprusi sono i protagonisti delle vite che si incrociano in questo affresco rurale, dove a fare le spese di appetiti e frustrazioni sono sempre le donne. Le regole patriarcali della comunità magiara e le meschinità dell’animo umano creano situazioni insostenibili e sofferenze ingiustificabili per mogli e figlie, anziane e ragazze. Personaggio chiave, intorno al quale girano le storie di Nagyrév, è la misteriosa Zsuzsanna, levatrice dal passato fumoso, spesso etichettata come «strega» dai suoi concittadini, temuta e, ogni tanto, rispettata, una figura carismatica, rarissimo esempio di donna emancipata, cui molte «sorelle» chiedono aiuto per risolvere i guai che hanno dentro casa: gravate da inganni, stupri e sottomissioni, le vittime hanno deciso di alzare la testa. Gli avvenimenti che ebbero luogo a Nagyrév, mostrando gli orrori di cui è capace la vita domestica e le forme di resistenza alle sopraffazioni di genere, possono essere una finestra utile, e dolorosa, per capire il presente.

    19,00
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  • La ragazza del microscopio

    La ragazza del microscopio

    L’incredibile storia della scienziata che cambiò il mondo

    Londra, King’s College, inizio anni ’50. Rosalind Franklin è tra le poche ricercatrici donne e, anche se non sono in tanti a riconoscerglielo, tra le menti più brillanti. Per lei la scienza non è solo materia di studio: è l’unico modo – il più bello, il più intimamente poetico – di interpretare il mondo. E quando le viene assegnato un importantissimo progetto sul DNA, la cui esistenza all’epoca era ancora poco più di una congettura, Rosalind è certa che sia arrivato il momento di compiere il suo salto nella Storia. Sa che con i suoi studi di cristallografia è l’unica a poter scattare una foto ai raggi X di quella molecola che avrebbe cambiato per sempre la storia della scienza. E sarà la prima al mondo a vedersi comparire davanti, incredula, una struttura a doppia elica… Eppure la Storia aveva altro in serbo per lei: l’oblio. A diventare famosi per questa scoperta furono James Watson e Francis Crick, insieme al genetista Maurice Wilkins, scienziati brillanti, grandi comunicatori e, soprattutto… uomini. Quella di Rosalind Franklin è la straordinaria vicenda di una grande scienziata dimenticata da una Storia fatta dagli uomini, e raccontata da Marie Benedict in un romanzo carico di passione e forza narrativa.

    19,90
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  • L'islandese che sapeva raccontare storie

    L’islandese che sapeva raccontare storie

    Nell’Europa medievale l’Islanda è l’unico paese senza una monarchia, eppure i suoi abitanti, che siano mercanti, pellegrini o curiosi navigatori, all’estero visitano terre di re e regine. Come può destreggiarsi in quei paesi un popolo che non è abituato alle buone maniere dei cortigiani? «Poco socievoli», ma anche «impavidi» e soprattutto «astuti»: al cospetto dei sovrani stranieri così si mostrano gli islandesi, abilissimi nell’arte della parola, quella in versi e in prosa. Ma tutt’altro che diplomatici: schietti, insolenti e a volte offensivi, si cacciano in mille guai e avventure, che riescono a superare grazie alle loro virtù morali di buoni cristiani e alla loro parlantina. Sono queste le peripezie tramandate nei þættir, anonimi e brevi spin-off delle saghe che alla tragicità sostituiscono l’ironia e alla leggenda la fiaba, con tanto di prove da superare, aiuti magici e creature mitiche. Così Auðunn attraversa indenne le corti scandinave grazie all’orso polare che ha comprato in Groenlandia, mentre Þorsteinn il Curioso supera a nuoto il serpente marino a guardia di un’isola miracolosa. E tra sovrani furiosi e visioni di santi, idoli pagani che si trasformano in demoni e maledizioni sami, c’è spazio anche per i sentimenti dei protagonisti, che siano assetati di vendetta, codardi o amanti delusi alla ricerca di un buon amico con cui sfogarsi. Una raccolta di racconti inediti attinti dall’enorme patrimonio narrativo islandese che, con prosa asciutta, dialoghi serrati e modi boccacceschi, restituiscono il volto più scanzonato di un popolo capace di salvarsi la pelle con un’ascia robusta, ma anche con una poesia ben recitata.

    17,00
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  • Lo sanno tutti che tua madre è una strega

    Lo sanno tutti che tua madre è una strega

    L’anziana vedova Katharina Kepler viene accusata di stregoneria. A prendere le sue difese ci sono solo i figli e il vicino di casa; una narrazione corale, dove alle voci dei protagonisti si alternano quelle di alcuni abitanti del villaggio chiamati a testimoniare durante il processo. Il racconto di una caccia alle streghe avvenuta in Germania nel XVII secolo, dove si intrecciano fatti realmente accaduti e finzione narrativa, che parla in realtà dei nostri tempi e si rivela un monito provocatorio alla facilità con cui, in un clima di ignoranza e sospetto, la verità può essere distorta e la mentalità del branco può prendere il sopravvento e trasformare persone qualunque in belve feroci.

    19,00
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