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Le belle promesse
€23,00Parigi, settembre 1963. Quando Jean Pelletier assiste a una spaventosa esplosione all’interno di un palazzo, contro ogni logica decide di lanciarsi nell’edificio in fiamme mentre tutti fuggono via. Rischiando la vita, trova tra le macerie una giovane madre agonizzante con il suo neonato e riesce a salvare il piccolo. Grazie a questo gesto, che ha un’enorme eco sulla stampa, Jean diventa un eroe nazionale. Solo suo fratello François, ora uno scrittore affermato, è ossessionato dal dubbio che sia proprio Jean il serial killer di giovani donne rimasto impunito per anni. Romanzo sociale dove il tragico e il grottesco si mescolano all’avventura, Le belle promesse chiude l’appassionante tetralogia di Pierre Lemaitre dedicata agli anni del secondo dopoguerra.
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Donnaregina
€19,00Chi è davvero ‘o Nasone, il boss temuto e famigerato, accusato di una lunga lista di crimini, tra cui associazione mafiosa, rapine a mano armata e oltre 180 omicidi? È la domanda che si pone una scrittrice alla quale viene affidato il difficile compito di intervistarlo. Lei, però, di criminalità organizzata non sa nulla: è abituata a scrivere di adolescenti, cantanti, attrici. Il mondo da cui proviene è lontano anni luce da quello del superboss. Eppure, quando si trovano faccia a faccia, qualcosa cambia. Nel racconto dell’uomo, oltre alle cronache di violenza e potere, emergono memorie intime: donne amate e perdute, amici scomparsi, legami familiari irrisolti. È lì, nella fragilità inaspettata di chi non rinnega il proprio passato, che avviene un inatteso scambio umano. Tra diffidenza e fascinazione, si apre uno spazio di confronto, soprattutto sul terreno più delicato: quello degli affetti.
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La vita giovane
€20,00Chi siamo prima di diventare noi stessi? Teo ha ventotto anni e tra sé e la sua adolescenza ha messo molti chilometri e altrettanti silenzi. Milano gli ha concesso l’anonimato, avventure sessuali e soprattutto la possibilità di dimenticare. Quando però due dei suoi migliori amici del liceo, Giorgio e Matilde, si sposano, decide di tornare a casa, nella città di provincia in cui è cresciuto, dopo quasi dieci anni di assenza. Qui ritrova il gruppo di amici dell’epoca: oltre agli sposi – monade a due teste fin dalla terza superiore – ci sono Sofia, il suo amore mancato, Tommaso, l’indomabile, e Marta, la più fragile e misteriosa del gruppo. Dal primo all’ultimo anno di liceo sono stati loro sei: sempre insieme, visceralmente legati, inseparabili. Forse a tenerli uniti erano le ferite da cui ognuno dei sei, così giovane, era già segnato. Ma anche la sete di vita, amore, allegria sfrenata; in qualche modo, di futuro («il futuro ci era stato promesso, ci avevano detto che sarebbe stato stupendo»). Finché, l’ultimo anno di liceo, un incidente non ha spezzato violentemente la loro amicizia: insieme, hanno fatto qualcosa di irreparabile, e quell’evento ha scavato in ognuno di loro un’insaziabile voglia di fuggire. Che adulti sono diventati? Che fine hanno fatto i loro sogni? Lo scopriamo durante i tre giorni che precedono il matrimonio, perimetro e conto alla rovescia del romanzo, che si muove avanti e indietro nel tempo in modo sapiente e implacabile, fino a condurci al momento in cui tutti i fili si riannodano e le verità di ognuno vengono a galla. Appena trentenne, Mattia Insolia scrive questa storia da una posizione eccezionale, quella di chi ha il talento e l’esperienza per raccontare la sua generazione dal di dentro. Lo fa mettendo in scena sei ragazzi feriti e disperatamente vitali negli anni in cui sono più belli, irrisolti, incandescenti. E ci consegna un romanzo mondo, che si legge tutto d’un fiato.
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Le ragazze di Tunisi
€18,50Nella vibrante Tunisi di fine anni Cinquanta, in un quartiere popolare dove le giornate scorrono tra cortili rumorosi, vicini curiosi e profumi mediterranei, vive la famiglia Brancata. Maria, trentottenne forte e instancabile, cresce da sola le sue tre figlie adolescenti: Antonia, Santina e Pupetta. Suo marito è quasi sempre lontano, impegnato come bracciante, e quel poco che guadagna lo sperpera in pastis e sigarette. È Maria, con la sua sartoria e la sua forza silenziosa, a sostenere la casa e l’equilibrio familiare, lavorando al pianterreno, dove cuce e osserva il cortile, ignara degli sguardi rispettosi e ammirati del vedovo che vive al piano superiore. Le sue figlie crescono tra sogni e inquietudini: Antonia, la maggiore, sensibile e intelligente, studia in una prestigiosa scuola grazie all’aiuto dell’amato zio Jojo e si gode le serate al cinema e le passeggiate in Avenue de France con l’amica Marinette; Santina vive la vita a ritmo di canzoni; Pupetta, la più piccola, è la voce sincera che commenta tutto ciò che accade. Attorno a loro, una comunità varia e cosmopolita si intreccia: italiani, tunisini, francesi, ebrei e maltesi convivono in un mosaico di culture che rende la capitale tunisina un luogo unico, ricco di contrasti e fascino. Ma un vento nuovo attraversa la città: la Tunisia diventa indipendente e il destino di chi non la considera più casa cambia rapidamente. Le partenze si moltiplicano, i quartieri si svuotano e anche i Brancata devono confrontarsi con un futuro incerto, fatto di scelte difficili e nuovi inizi. «Le ragazze di Tunisi» è un romanzo intenso e pieno di vita, capace di restituire il calore di una famiglia e la poesia di un mondo che sta per trasformarsi.
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L’antico amore
€19,50Nel nuovo libro di Giovanni De Maurizio l’amore diventa un ponte tra epoche, intrecciando i destini di due figure lontane nel tempo: il poeta latino Catullo, emblema della passione tormentata, e un anziano professore di letteratura. Quest’ultimo trascorre gli ultimi anni della sua vita accanto a una giovane badante. Attraverso gli occhi della donna, attenta e rispettosa, scopriamo la storia di un uomo che ha vissuto un amore straordinario, capace di stravolgere ogni cosa. Parallelamente il romanzo ci porta alle ultime ore di vita di Catullo e i suoi versi infuocati risuonano tra le pagine, riflettendosi nell’anima del professore, che rivive le gioie e i dolori di un amore assoluto. Con grande maestria, De Giovanni alterna passato e presente, creando un dialogo tra due epoche che si specchiano nei sentimenti universali dell’amore e del rimpianto. Questa storia è un viaggio nelle emozioni profonde, che esplora la capacità dell’amore di donare bellezza ma anche di infliggere ferite. “L’antico amore” è un’opera che fonde poesia e narrazione, restituendo al lettore il ritratto di due vite segnate dall’intensità dei loro sentimenti.
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Baracca e burattini
€21,00Libro presentato da Massimo Gramellini nell’ambito dei titoli proposti dagli Amici della domenica al Premio Strega 2025.
Intorno alla Casa Blu ruotano i non detti e il buio della famiglia, ed è lì che con fatica ma anche con determinazione si riesce a illuminare lo strascico di violenza, di abbandoni e rinascite che Elle sta ancora scontando sulla sua pelle.
Elle fa l’attrice con convinzione e con altrettanta convinzione dipende da sostanze psicotrope. Alle sue spalle c’è la storia di una famiglia che si allunga dal Secondo conflitto mondiale sino al nostro presente. Dal nonno Ermes in avanti, un solo destino: quello che spezza, che consuma, che frantuma. Nessuno sa veramente restare (metaforicamente e non) dov’è, e in effetti ricorre di generazione in generazione l’espressione “fare baracca e burattini”. Nessuno sa tenere le persone che ha amato o quello che ha costruito. Tanto più il padre di Elle, Ranieri, che crede, da medico, di poter sollevare dal dolore e dalla vita i malati terminali e si trova al centro di una campagna mediatica che, nel corso del tempo, lo svilisce (“il medico che voleva giocare a fare Dio”) e lo espone a relazioni pericolose. L’unico luogo che calamita episodicamente le tre generazioni è la Casa Blu, una capanna vicino al mare che, con il tempo, è diventata un rifugio, uno studio, una residenza.
Proposto da Massimo Gramellini al Premio Strega 2025 con la seguente motivazione:
«Confesso di avere un debole per le storie familiari che incrociano la Storia, e quella di Buzzolan abbraccia un intero secolo (dal 1925 al 2025), attraversando quattro generazioni. Poi c’è la lingua. Limpida, letteraria, però mai compiaciuta. E non era facile, perché l’autore ha scelto di affidare il racconto a sei voci narranti (Eros, Emma, Elle, Ranieri, Tonino e Ada). I narratori si alternano – ora integrandosi a vicenda, ora rettificandosi, ora addirittura contraddicendosi – alle prese con il destino comune che pare segnare la famiglia, quello di “piantare baracca e burattini” e di andarsene sempre, da tutto e da tutti, si tratti di una scelta lucida e consapevole, di una costrizione, di una resa o di una fuga vigliacca. Dalla Resistenza al boom economico, dagli anni Settanta ai giorni nostri, i personaggi di Buzzolan – non semplici “funzioni” del plot, ma vere e proprie persone di cui pare possibile, pagina dopo pagina, sentire le emozioni – attraversano il secolo, i suoi sogni e i suoi orrori, allontanandosi continuamente dal proprio centro e continuamente tentando un ritorno che soltanto a uno di loro sarà consentito. C’è però un luogo capace di attrarli con costanza, una sorta di campo-base a due passi dal mare: la “Casa blu”, nata negli anni ’30 come baracca e cresciuta nel tempo fino a diventare dimora accogliente. È lei – autentico personaggio vivente – la testimone di tutte le loro scelte, degli amori, degli scontri, delle generosità e delle miserie. Soprattutto, è lei la custode – assai gelosa – del segreto che ha dannato l’intera famiglia e che, in pari tempo, potrebbe redimerla. Sono convinto che un’opera come Baracca e burattini, tanto geometrica e appassionata, tanto lucida e sconvolgente, figurerebbe degnamente tra i candidati al Premio di quest’anno.»
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Chiudo la porta e urlo
€19,00Libro presentato da Giuseppe Antonelli nell’ambito dei titoli proposti dagli Amici della domenica al Premio Strega 2025
Raffaello Baldini è un poeta grandissimo eppure pochi sanno chi è, e di quei pochi pochissimi ne hanno riconosciuto la voce.
Perché scrive nel bel dialetto di Sant’Arcangelo di Romagna? Ma no. Paolo Nori ci rammenta che è poeta enorme anche nel bell’italiano con cui il poeta ha sempre tradotto a pie’ di pagina i suoi versi. E quante storie si trascinano appresso quei versi, quante immagini suscitano, quanti personaggi, quanto universo c’è in quel mondo apparentemente piccolo. Come sua consuetudine, Paolo Nori attraversa l’avventura poetica di Baldini quasi come non ci fosse altro intorno, di sé facendo il filtro di una bellezza che viene su come da un fontanile e fa paura, perché ci lascia straniti. Ecco che – non diversamente da quanto è accaduto con Dostoevskji e Achmatova – l’immaginazione di Baldini si scioglie dentro quella di Nori, fatta com’è di caratteri e di accadimenti apparentemente minimi: i morti che “non dicono niente e sanno tutto”, gli uomini che invece di calarsi gli anni se li crescono, lo stare lì di una donna davanti alla circonvallazione per guardare “che passa il mondo”. Fra spinte e controspinte, fra il “cominciamo pure” e il “continuiamo pure” che ricorrono a battere il ritmo, impariamo che, sempre più, la scrittura di Nori è la messa a fuoco progressiva di un carattere, il suo: il suo essere “coglione”, il suo essere “bastiancontrario”, il suo essere “matto come un russo”, il suo essere innamorato di un poeta come Raffaello Baldini, il suo magone davanti alla casa dei Nori come fosse una scatola di bottoni, il suo stare a vedere la vita come va avanti a ogni svolto imprevisto dello stare al mondo.
Proposto da Giuseppe Antonelli al Premio Strega 2025 con la seguente motivazione:
«“Io, quella lì era una storia”. In Chiudo la porta e urlo di Paolo Nori la vita diventa letteratura, la poesia diventa racconto. Il gioco di specchi tra le poesie di Raffaello Baldini e l’autobiografia di uno scrittore sessantenne si frantuma in acuminate schegge narrative. Frammenti di un racconto umoroso – curioso, pensoso, a tratti furioso – sul senso della vita e della letteratura. Tasselli di un mosaico sghembo il cui disegno complessivo s’intuisce solo visto da lontano, dalla distanza dei ricordi. “Io mi ricordo tutto”. E dunque memoriale degli affetti e delle letture: amarcord sempre in bilico tra italiano e dialetto. La doppia anima delle poesie di Baldini – scritte nel suo dialetto di Sant’Arcangelo di Romagna e da lui stesso tradotte in italiano – riflessa in una lingua che del dialetto trattiene l’intimo ritmo, le cadenze interiori. Esito di una lunga ricerca e di una lenta conquista, come ricorda Nori: “una lingua che non era una lingua neutra e non era una lingua scritta da uno che ci teneva si vedesse che aveva dato sette esami di filologia, era una lingua che aveva molto a che fare con l’italiano che si parlava a Parma”. Una ricerca filologica, nondimeno, che passa attraverso i testi e i documenti di Baldini conservati negli archivi e scava al tempo stesso nel proprio vissuto. Tutt’uno con la ricerca esistenziale di un senso (“ho passato gli anni a chiedermi Quand’è che si vive?”), a volte ritrovato in una manciata di versi. Nella capacità della poesia di Baldini di cogliere quei momenti – impalpabili e sorprendenti – in cui “succede una cosa semplicissima e meravigliosa: si vive”. Il risultato è un romanzo così allegro e disperato che non sembra neanche un romanzo. Un atto di fede nella letteratura che ci fa ridere, pensare, sognare, commuovere: vera benedizione che ci fa sopportare tutto il male detto del mondo.»
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Il figlio di Forrest Gump
€18,50Libro presentato da Lorenzo Pavolini nell’ambito dei titoli proposti dagli Amici della domenica al Premio Strega 2025.
L’epica della corsa, l’epica delle sfide, l’epica delle battaglie politiche degli anni Settanta: un padre e un figlio a confronto sulle strade del mondo, per raccontarci di cosa sono fatti i sogni che ci tengono fra cielo e terra.
Non è facile avere un padre sedentario, distante, a volte ostile, raccolto in se stesso, un impiegato che sembra calamitare in sé i tratti di una provincia ottusa e democristiana. Eppure quello stesso padre, scampato a un cancro alla parotide, improvvisamente comincia a correre, e quando comincia sembra non smettere più. In città lo chiamano “quello che corre” e dalle imprese sulle strade marchigiane si avvia a diventare un protagonista della “marcialonga”, prima nazionale poi internazionale, della maratona, delle marce di resistenza. Diventa quello che il figlio, avviluppato nella sua giovinezza ribelle, non avrebbe mai sospettato: una leggenda, il terzo italiano per numero di gare effettuate. La piccola città lo irride, ma lui se ne frega. Lo troviamo di volta in volta in valli svizzere, austriache, pianure fiamminghe, villaggi olandesi, in Norvegia. Dopo tanta ostilità e indifferenza, il figlio va alla ricerca di un fantasma che riappare magico e immenso, più grande della vita, e lo fa percorrendo le vie che il padre ha battuto e quelle che, prima di consumare il suo tempo sulla terra, avrebbe voluto percorrere.
Proposto da Lorenzo Pavolini al Premio Strega 2025 con la seguente motivazione:
«Presento all’edizione 2025 del Premio Strega il romanzo di Angelo Ferracuti Il figlio di Forrest Gump (Mondadori) perché restituisce ai rapporti familiari, con il loro carico di attrazione e repulsione, il valore di una riflessione pubblica. Il romanzo di formazione di un giovane uomo che non riesce a gestire rabbia e ansia, diventa un commovente reportage – genere che Ferracuti pratica da decenni con maestria – degli ambienti dove è cresciuto e che è sul punto di abbandonare proiettandosi all’esterno alla ricerca di una riconciliazione fuori tempo massimo – o almeno un contatto, che può avvenire solo nello spazio della letteratura. Tenuta mentale, determinazione, solitudine appartengono alla scrittura come alla corsa sulle lunghe distanze e accomunano Angelo Ferracuti e il padre Mario; un padre che poche ore prima di morire, con un filo di voce, ribadisce il desiderio che il figlio con cui si è sempre scontrato scriva di lui. Il figlio di Forrest Gump è il nomignolo che alcuni amici hanno affibbiato ad Angelo per via di questo padre che a un certo punto della vita si è messo a correre e sembra non fermarsi più, diventando il terzo italiano per maratone percorse, arrivando a marciare per 48 ore no stop (303 km). Ne nasce un racconto intimo e senza sconti alla già poderosa automitologia paterna. Il romanzo di Ferracuti è l’autobiografia di un’epoca, l’interrogazione di cosa resta dello scontro generazionale vissuto nel ring di molte famiglie negli anni Settanta, l’urto del pragmatismo borghese democristiano e cauto dei padri contro lo slancio irruento dei figli come Angelo che partecipavano ai movimenti anarchici della sinistra, ordine e chiusura opposte a caos e apertura, capelli corti per non sudare troppo nella corsa contro capelli lunghi da ribelli, corse nelle strade contro proteste nelle piazze, un contrasto implacabile che ha plasmato il Paese e non è ancora sopito.»
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Indagine di un gatto
€22,00La vita dell’Autrice protagonista, già segnata da relazioni tumultuose e ostacoli professionali, viene sconvolta da un evento tragico: un aborto spontaneo. Questo trauma, che arriva in un momento di estrema fragilità, la colpisce profondamente tanto da privarla non solo della voce e della capacità di scrivere, ma anche di una parte fondamentale di se stessa: il senso di appartenenza al mondo. Per aiutarla, l’Ufficio Investigativo del Cielo invia un detective, ma qualcosa va storto e l’emissario celeste si ritrova catapultato nella Finlandia rurale di inizio Novecento, trasformato misteriosamente in un gatto. Tra le ombre di un’antica casa, il felino inizia la sua missione: svelare i segreti nascosti dal tempo. Si imbatte nell’antico diario della bisnonna della scrittrice, una silenziosa testimone di epiche vicende familiari e inizia a raccontare le vite parallele delle due donne: una nella moderna Helsinki, l’altra nella campagna finlandese di cent’anni fa. Il diario si rivela un vero e proprio testamento di vita, un fiume di storie di nascite e addii, di gioie e dolori. C’è l’amore incondizionato per i figli e la forza travolgente dell’eredità che scorre nelle vene. È tra quelle pagine, immersa nel passato, che la Scrittrice trova conforto, grazie alle parole dei suoi antenati, pillole di saggezza incise nell’eternità. ”Indagine di un gatto” è una narrazione in cui autofiction e realismo magico si intrecciano, dando vita a un romanzo che non solo cattura l’essenza dell’esperienza umana, ma svela anche la storia e le tradizioni della Finlandia.
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La guerra dei Traversa
€19,50Libro presentato da Alessandro Barbero nell’ambito dei titoli proposti dagli Amici della domenica al Premio Strega 2025
Attraverso le gioie, i drammi e i misteri di una famiglia a lui molto vicina, Perissinotto cortocircuita il presente e il passato, vincendo una grande sfida narrativa e dando forma alla sua idea di letteratura come strumento per sconfiggere l’oblio.
«Un libro per sconfiggere l’oblio, che fruga tra le pieghe più nascoste della Storia.» – iO Donna
Il 18 dicembre 1922 è una delle tante date rimosse dalla memoria collettiva. Eppure, in quel giorno e poi in quello successivo, il Partito nazionale fascista, diventato da poco forza di governo, mette alla prova per la prima volta la propria totale impunità: fa strage di oppositori politici, uccidendone una trentina. Uno di loro, l’operario Pietro Ferrero, viene addirittura legato vivo a un camion e trascinato per le strade fino a che non esala l’ultimo respiro. Tutto questo avviene in una delle città meno fasciste d’Italia: Torino. Quella che va in scena il 18 dicembre 1922 è la “famosa strage di Torino”, verrebbe da dire. Peccato che sia tutt’altro che famosa. “Il 18 dicembre del 1922 è iniziata la rovina della mia famiglia e la mia dannazione, anche se allora, ovviamente, non ero ancora nato”: a raccontare questa storia è l’ultimo discendente dei Traversa, una famiglia di piccoli industriali che, all’inizio del Novecento, sembrerebbe avviata a un successo inarrestabile, se solo non arrivasse quel maledetto giorno del 1922, se solo gli eventi non la spaccassero in due, tra fascisti e antifascisti, dando inizio a quella privatissima guerra dei cent’anni che il narratore, oggi ottantenne, sta ancora combattendo. E sarà proprio lui, in questa tesa saga familiare, a collocare la “guerra dei Traversa” nelle pieghe meno note della Storia, tra le corsie di un manicomio femminile, i campi di concentramento della Francia meridionale e le bombe blockbuster , sperimentate per la prima volta su Torino e destinate a radere al suolo le città.
Proposto da Alessandro Barbero al Premio Strega 2025 con la seguente motivazione:
«La guerra dei Traversa è il conflitto che spacca la famiglia omonima per più di un secolo, e inizia nello stesso anno in cui l’Italia comincia la sua discesa verso la dittatura e poi verso la Seconda Guerra Mondiale: il 1922. È il 18 dicembre del 1922, il giorno della strage di Torino, a segnare lo spartiacque tra un passato di tranquilla imprenditoria e un futuro di rovina economica e morale. In quel giorno, le camicie nere guidate da Piero Brandimarte danno l’assalto alla Camera del Lavoro di Torino e scatenano una furiosa caccia all’uomo nei quartieri operai della metropoli piemontese. I dati ufficiali parlano di undici persone uccise, ma in realtà i fascisti rapiscono, torturano e massacrano una trentina di uomini, i cui corpi vengono gettati nel Po o abbandonati nei boschi della collina. La strage del 18 dicembre investe i Traversa come un cataclisma dal quale neppure le generazioni successive potranno salvarsi. A raccontare queste vicende è un membro della famiglia la cui identità rimane occultata fino agli ultimi capitoli del romanzo: la sua narrazione conduce il lettore attraverso le pieghe della Storia, dalle violenze squadriste ai campi di detenzione per esuli stranieri in Francia, dai bombardamenti aerei sulle città italiane agli interventi dei militari italiani per salvare gli ebrei nella Francia occupata. Fedele al dichiarato proposito di “rammendare la memoria” che guida da tempo la sua scrittura, Perissinotto mescola ricostruzione storica e invenzione, ma rispetto alle sue opere precedenti qui il dosaggio dei due ingredienti cambia: a prevalere è ora il “racconto del vero”. Un “vero” che non perde la sua essenza neanche quando viene trattato come materia romanzesca, e raccontato con il ritmo incalzante del romanziere che cerca di inchiodare il lettore e impedirgli di interrompere la lettura. L’autore utilizza la famiglia Traversa (che, neanche troppo velatamente, è il ramo paterno della sua stessa famiglia) come lente di ingrandimento per l’esame di un passato i cui fantasmi sembrano pronti a riapparire nel nostro presente e nel nostro futuro. Per la trama mai scontata, per le scelte narrative che ne segnano l’architettura, per la cura del tessuto linguistico e per l’ostinata speranza che la letteratura possa funzionare da campanello d’allarme, questo romanzo, a mio avviso, merita la candidatura al Premio Strega.»