• Fuochi di Lisbona

    Fuochi di Lisbona

    Libro presentato da Maurizio Cucchi nell’ambito dei titoli proposti dagli Amici della domenica al Premio Strega 2025.

    Arrivato a Lisbona per partecipare a un convegno su Fernando Pessoa, il protagonista si trova a vivere, nell’affascinante città del grande scrittore portoghese, un’intensa passione per Vita, conosciuta al principio del suo soggiorno. L’amore travolge entrambi al di là di ogni considerazione razionale e lentamente va a intrecciarsi, nei ricordi che affiorano anche attraverso citazioni di versi e di scritti, con la relazione che Fernando Pessoa ebbe con la giovane Ophélia Soares Queiroz. Come dice Antonio Tabucchi in una nota di lettura che aveva stilato ancora sul dattiloscritto e che accompagna ora questa prima edizione, “Fuochi di Lisbona” «è un romanzo sull’amore e la passione, oltre che d’amore e di passione, come conoscenza viva delle cose negli universi opposti di un uomo e di una donna». Il libro è anche l’espressione dell’amore che Paolo Ruffilli nutre da sempre per uno degli scrittori più geniali ed enigmatici del Novecento, costantemente rincorso in queste pagine al punto da diventarne uno dei personaggi principali o addirittura il deus ex machina stesso dell’intera vicenda.

    Proposto da Maurizio Cucchi al Premio Strega 2025 con la seguente motivazione:

    «Ecco il romanzo, Fuochi di Lisbona (Passigli), persuasiva opera di un poeta, mosso, anche, dall’ammirazione per un grande autore del Novecento, Fernando Pessoa. L’io narrante si muove sulle tracce dell’amato poeta, nella città di lui, Lisbona, e qui nasce per lui, rapidamente, una vicenda d’amore, parallela a quella vissuta da Pessoa stesso, di cui Ruffilli cita, da lui tradotti, vari passaggi. Ne scaturisce un’opera molto originale, nel suo percorso e nella sua struttura, nei suoi passaggi e nelle vicende raccontate, un testo, dunque, che riesce, in modo sorprendente, a porsi come felice narrazione con sensibili intuizioni poetiche.»

    17,50
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  • Un pezzo alla volta. Storia di un giornalista e del suo tempo

    Un pezzo alla volta. Storia di un giornalista e del suo tempo

    Libro presentato da Carlo D’Amicis nell’ambito dei titoli proposti dagli Amici della domenica al Premio Strega 2025.

    Michele Gambino ha iniziato a fare il giornalista nel 1980 con Giuseppe Fava, occupandosi di mafia. Da allora ha attraversato alcuni decenni trovandosi sempre, a volte per caso, lì dove accadevano le cose. Ha riempito pagine di morti ammazzati, ha parlato con i boss di Cosa Nostra nascondendo un registratore nella giacca, ha denunciato le collusioni tra politica, imprenditoria e criminalità organizzata, si è affacciato più volte sul pozzo nero dei misteri italiani. Ha girato il mondo e ha raccontato le guerre: in Libano ha imparato a cucinare; in Iraq ha scoperto che le bombe non sono mai intelligenti; in Afghanistan ha attraversato un campo minato uscendone indenne; nella ex Jugoslavia è stato a un passo dall’uccidere un uomo; in Romania ha svelato per primo la più grande fake new della storia contemporanea; in Colombia ha fatto prima il giornalista e poi l’esmeraldero, tornandovi anni dopo per aprire dei ristoranti. E tuttavia, più che il racconto di una vita avventurosa, questa è la storia di un uomo che ha combattuto e perso, che ripercorre atti di coraggio, debolezze ed errori. Sapendo che quel che conta, alla fine, è aver vissuto.

    18,00
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  • Chiudo la porta e urlo

    Chiudo la porta e urlo

    Libro presentato da Giuseppe Antonelli nell’ambito dei titoli proposti dagli Amici della domenica al Premio Strega 2025

    Raffaello Baldini è un poeta grandissimo eppure pochi sanno chi è, e di quei pochi pochissimi ne hanno riconosciuto la voce.

    Perché scrive nel bel dialetto di Sant’Arcangelo di Romagna? Ma no. Paolo Nori ci rammenta che è poeta enorme anche nel bell’italiano con cui il poeta ha sempre tradotto a pie’ di pagina i suoi versi. E quante storie si trascinano appresso quei versi, quante immagini suscitano, quanti personaggi, quanto universo c’è in quel mondo apparentemente piccolo. Come sua consuetudine, Paolo Nori attraversa l’avventura poetica di Baldini quasi come non ci fosse altro intorno, di sé facendo il filtro di una bellezza che viene su come da un fontanile e fa paura, perché ci lascia straniti. Ecco che – non diversamente da quanto è accaduto con Dostoevskji e Achmatova – l’immaginazione di Baldini si scioglie dentro quella di Nori, fatta com’è di caratteri e di accadimenti apparentemente minimi: i morti che “non dicono niente e sanno tutto”, gli uomini che invece di calarsi gli anni se li crescono, lo stare lì di una donna davanti alla circonvallazione per guardare “che passa il mondo”. Fra spinte e controspinte, fra il “cominciamo pure” e il “continuiamo pure” che ricorrono a battere il ritmo, impariamo che, sempre più, la scrittura di Nori è la messa a fuoco progressiva di un carattere, il suo: il suo essere “coglione”, il suo essere “bastiancontrario”, il suo essere “matto come un russo”, il suo essere innamorato di un poeta come Raffaello Baldini, il suo magone davanti alla casa dei Nori come fosse una scatola di bottoni, il suo stare a vedere la vita come va avanti a ogni svolto imprevisto dello stare al mondo.

    Proposto da Giuseppe Antonelli al Premio Strega 2025 con la seguente motivazione:

    «“Io, quella lì era una storia”. In Chiudo la porta e urlo di Paolo Nori la vita diventa letteratura, la poesia diventa racconto. Il gioco di specchi tra le poesie di Raffaello Baldini e l’autobiografia di uno scrittore sessantenne si frantuma in acuminate schegge narrative. Frammenti di un racconto umoroso – curioso, pensoso, a tratti furioso – sul senso della vita e della letteratura. Tasselli di un mosaico sghembo il cui disegno complessivo s’intuisce solo visto da lontano, dalla distanza dei ricordi. “Io mi ricordo tutto”. E dunque memoriale degli affetti e delle letture: amarcord sempre in bilico tra italiano e dialetto. La doppia anima delle poesie di Baldini – scritte nel suo dialetto di Sant’Arcangelo di Romagna e da lui stesso tradotte in italiano – riflessa in una lingua che del dialetto trattiene l’intimo ritmo, le cadenze interiori. Esito di una lunga ricerca e di una lenta conquista, come ricorda Nori: “una lingua che non era una lingua neutra e non era una lingua scritta da uno che ci teneva si vedesse che aveva dato sette esami di filologia, era una lingua che aveva molto a che fare con l’italiano che si parlava a Parma”. Una ricerca filologica, nondimeno, che passa attraverso i testi e i documenti di Baldini conservati negli archivi e scava al tempo stesso nel proprio vissuto. Tutt’uno con la ricerca esistenziale di un senso (“ho passato gli anni a chiedermi Quand’è che si vive?”), a volte ritrovato in una manciata di versi. Nella capacità della poesia di Baldini di cogliere quei momenti – impalpabili e sorprendenti – in cui “succede una cosa semplicissima e meravigliosa: si vive”. Il risultato è un romanzo così allegro e disperato che non sembra neanche un romanzo. Un atto di fede nella letteratura che ci fa ridere, pensare, sognare, commuovere: vera benedizione che ci fa sopportare tutto il male detto del mondo.»

    19,00
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  • Racconti scritti da donne nude

    Racconti scritti da donne nude

    Libro presentato da Beppe Cottafavi nell’ambito dei titoli proposti dagli Amici della domenica al Premio Strega 2025.

    Un libro che per la sua portata rivoluzionaria dovrebbe vincere numerosi premi e, se ciò non accadrà, sarà sicuramente perché dei poteri forti avranno tramato nell’ombra. Comunque voi compratelo, ché a Rapone sicuramente fa piacere.

    Chiunque abbia visto uno spettacolo di Stefano Rapone conosce il suo inconfondibile marchio di fabbrica: una voce profonda, un tono rilassato e una comicità che esplode nel momento più inaspettato, cogliendo sempre il pubblico alla sprovvista. E questo suo esordio letterario ha le stesse qualità: racconti sornioni, che partono con una premessa tranquillizzante, per poi deflagrare in sviluppi del tutto inattesi, davanti ai quali la risata è l’unica reazione possibile. “Racconti scritti da donne nude” è una raccolta di storie brevi i cui protagonisti appartengono alle più svariate tipologie umane: scienziati non pazzi, amanti focosi, fascisti amichevoli, feti zombi e Madonne in carriera. Per completarlo sono state impiegate le più avanzate tecnologie che la ricerca ha da offrire, infatti l’autore giura che gran parte del testo è stata scritta al computer.

    Proposto da Beppe Cottafavi al Premio Strega 2025 con la seguente motivazione:

    «L’Italia è un paese che ha prodotto molta comicità (a teatro, al cinema, in televisione, nelle vignette sui giornali) ma in cui chi scrive per fare letteratura crede quasi sempre di dovere enunciare concetti alti, alati e profondi, prendendosi molto sul serio. Insomma, amiamo scherzare, ma ci vergogniamo di ridere. Soprattutto scrivendo e leggendo. Ne è una prova satirica l’incipit di autocandidatura di Racconti scritti da donne nude, per Rizzoli Lizard di Stefano Rapone. “Richiesta Premio Strega Spettabile gruppo degli Amici della Domenica, mi chiamo Stefano Rapone e sono un giovane e promettente scrittore. Vi scrivo, per l’appunto, per informarvi del fatto che sto ultimando un testo che sicuramente rientrerà nelle vostre corde e sarà da voi giudicato idoneo a ottenere la vittoria del vostro premio più prestigioso, il famigerato Premio Strega”. A seguire Rapone tormenterà anche i giurati dei premi Campiello e Bancarella nella sua idea irriverente di ambire per scherzo all’empireo della letterarietà. Allora perché no? Perché non esaudire il suo desiderio? Rapone fa sulla pagina quello che gli riesce bene sul palco. Parte da un discorso serio e rilassato poi lo squarcia e lo strania con una frase o un’immagine. Un esempio esilarante: scrive un racconto in cui la Madonna sbaglia i luoghi, i tempi e i destinatari delle sue apparizioni. È un libro molto divertente che segnalo alla vostra attenzione e non solo come gesto situazionista e metaletterario. Perché è letteratura. Che fa molto ridere. Peraltro lo Strega esordisce nel 1947 con il Premio a Flaiano che ci avvertiva “La satira in Italia non è molto coltivata, per motivi che forse possono trovarsi nell’Estetica di Croce, la quale considera la Satira come la Cenerentola della letteratura. Qui regna il culto dell’arte e della poesia in senso assoluto. Ognuno, scrivendo, ha per modelli la Divina Commedia, I Promessi Sposi, I Malavoglia […], e nessuno si guarda attorno per capire i lati assurdi, non diciamo ridicoli ma comunque sfrenati della vita che ci circonda. Farlo è mettersi in una posizione di isolamento”. (Ennio Flaiano, “Opere. Scritti postumi”, a cura di Maria Corti e Anna Longoni, Milano, Bompiani 1996, p. 1222.) La solitudine del satiro, appunto.»

    16,00
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  • Breviario delle Indie. Nuova ediz.

    Breviario delle Indie. Nuova ediz.

    «La prima volta che lo navigammo tutto questo mondo iniziò il 20 settembre 1519». I fatti, le storie, i sogni, le follie, il sangue e le meraviglie del secolo del primo incontro tra l’Europa e le Americhe. Un diario di bordo, un atlante. Niente è finzione eppure tutto sembra tale, con la precisione e il nitore dei sogni, in una cartografia mai vista e non visibile. Risalendo i fiumi della scoperta, il Breviario accetta tutto quello che è viaggio e che chiamiamo reale o storia. E che qui ritorna ad essere polvere e creazione, spirali di ordini del tempo diversi che si tagliano come galassie inanellate. Tempo degli dèi e del sangue, dell’oro e degli uomini, del rischio e del rito, delle ultime notti sulla terra. Fino a lambire le tracce, le vertigini, i segni lasciati da una tempesta come nessun’altra mai avvenuta sulla terra, proprio come il primo contatto con altre forme di vita. Fino a spostare le tappe e le rotte delle grandi esplorazioni verso le distanze universali del male e del desiderio.

    Proposto come candidato al Premio Strega 2025

    16,00
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  • Corallium

    Corallium

    Libro presentato da Marcello Rotili nell’ambito dei titoli proposti dagli Amici della domenica al Premio Strega 2025.

    Firenze, aprile 1554. Sotto il governo del Duca Cosimo I de’ Medici, la città è immersa nello splendore delle arti. Tra le botteghe più rinomate, vi è quella della famiglia orafa dei Rinaldeschi, che da generazioni lavora con straordinaria abilità e maestria pietre preziose, oro e argento. All’improvviso, la serena quiete dei fiorentini è scossa da un evento terribile: l’assassinio di Caterina. La giovane figlia dell’oste di Via Por Santa Maria viene ritrovata esanime sul lastricato freddo di un vicolo. La ragazza è stata strangolata e mutilata della mano sinistra, ma da subito si nota il dettaglio più agghiacciante: le sue labbra sono cosparse di una polvere rossa di cui nessuno conosce la natura. La paura si diffonderà rapidamente in città, nell’inquieta attesa che vengano dati un nome e un volto a chi ha commesso una tale atrocità. Nel cuore pulsante del Rinascimento la scienza e la deduzione, la fede e l’intangibile cammineranno tanto vicini da sfiorarsi. E il duale tragitto di morte e vita sfiderà la mente e scruterà gli abissi dell’anima.

    Proposto da Marcello Rotili al Premio Strega 2025 con la seguente motivazione:

    «Non è solo un thriller, come sembra in apparenza, il nuovo romanzo di Paola Fabiani che ambienta nella splendida Firenze di Cosimo I dei Medici, duca dal 1537 e primo Granduca di Toscana dal 1569 alla morte nel 1574, la complicata e per tanti versi penosa vicenda umana di Leone Degli Innocenti, in realtà Leone Rinaldeschi, erede ripudiato alla nascita, per le sue deformità, di una rispettata famiglia di orafi. Consegnato dalla madre, che morirà mettendo al mondo il secondo figlio, Andrea, alla ruota dello Spedale degli Innocenti con la dotazione di un panno sul quale è ricamata la R dei Rinaldeschi e un ramo di corallo, pregiato elemento in uso nella bottega di Tommaso Rinaldeschi, padre del piccolo. Quest’ultimo verrà allevato come un figlio da Suor Lucilla che gli darà il nome di Leone, quale auspicio e viatico per una vita che, da adulto, lo stesso Leone avrebbe dovuto affrontare con grande forza d’animo per affermarsi, nonostante i suoi handicap. Il romanzo si segnala per l’abile costruzione narrativa, per la sua intensità che lo rende avvincente e per la finezza dell’analisi psicologica, tanto da apparire meritevole, a mio avviso, di essere segnalato ai fini della selezione per il Premio Strega 2025.»

    18,00
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  • Il figlio di Forrest Gump

    Il figlio di Forrest Gump

    Libro presentato da Lorenzo Pavolini nell’ambito dei titoli proposti dagli Amici della domenica al Premio Strega 2025.

    L’epica della corsa, l’epica delle sfide, l’epica delle battaglie politiche degli anni Settanta: un padre e un figlio a confronto sulle strade del mondo, per raccontarci di cosa sono fatti i sogni che ci tengono fra cielo e terra.

    Non è facile avere un padre sedentario, distante, a volte ostile, raccolto in se stesso, un impiegato che sembra calamitare in sé i tratti di una provincia ottusa e democristiana. Eppure quello stesso padre, scampato a un cancro alla parotide, improvvisamente comincia a correre, e quando comincia sembra non smettere più. In città lo chiamano “quello che corre” e dalle imprese sulle strade marchigiane si avvia a diventare un protagonista della “marcialonga”, prima nazionale poi internazionale, della maratona, delle marce di resistenza. Diventa quello che il figlio, avviluppato nella sua giovinezza ribelle, non avrebbe mai sospettato: una leggenda, il terzo italiano per numero di gare effettuate. La piccola città lo irride, ma lui se ne frega. Lo troviamo di volta in volta in valli svizzere, austriache, pianure fiamminghe, villaggi olandesi, in Norvegia. Dopo tanta ostilità e indifferenza, il figlio va alla ricerca di un fantasma che riappare magico e immenso, più grande della vita, e lo fa percorrendo le vie che il padre ha battuto e quelle che, prima di consumare il suo tempo sulla terra, avrebbe voluto percorrere.

    Proposto da Lorenzo Pavolini al Premio Strega 2025 con la seguente motivazione:

    «Presento all’edizione 2025 del Premio Strega il romanzo di Angelo Ferracuti Il figlio di Forrest Gump (Mondadori) perché restituisce ai rapporti familiari, con il loro carico di attrazione e repulsione, il valore di una riflessione pubblica. Il romanzo di formazione di un giovane uomo che non riesce a gestire rabbia e ansia, diventa un commovente reportage – genere che Ferracuti pratica da decenni con maestria – degli ambienti dove è cresciuto e che è sul punto di abbandonare proiettandosi all’esterno alla ricerca di una riconciliazione fuori tempo massimo – o almeno un contatto, che può avvenire solo nello spazio della letteratura. Tenuta mentale, determinazione, solitudine appartengono alla scrittura come alla corsa sulle lunghe distanze e accomunano Angelo Ferracuti e il padre Mario; un padre che poche ore prima di morire, con un filo di voce, ribadisce il desiderio che il figlio con cui si è sempre scontrato scriva di lui. Il figlio di Forrest Gump è il nomignolo che alcuni amici hanno affibbiato ad Angelo per via di questo padre che a un certo punto della vita si è messo a correre e sembra non fermarsi più, diventando il terzo italiano per maratone percorse, arrivando a marciare per 48 ore no stop (303 km). Ne nasce un racconto intimo e senza sconti alla già poderosa automitologia paterna. Il romanzo di Ferracuti è l’autobiografia di un’epoca, l’interrogazione di cosa resta dello scontro generazionale vissuto nel ring di molte famiglie negli anni Settanta, l’urto del pragmatismo borghese democristiano e cauto dei padri contro lo slancio irruento dei figli come Angelo che partecipavano ai movimenti anarchici della sinistra, ordine e chiusura opposte a caos e apertura, capelli corti per non sudare troppo nella corsa contro capelli lunghi da ribelli, corse nelle strade contro proteste nelle piazze, un contrasto implacabile che ha plasmato il Paese e non è ancora sopito.»

    18,50
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  • Noi, il segreto

    Noi, il segreto

    Libro presentato da Corrado Calabrò nell’ambito dei titoli proposti dagli Amici della domenica al Premio Strega 2025.

    Proprio come l’incedere della vettura da cui scaturisce la vicenda, il nuovo romanzo di Annella Prisco attraversa le tappe della vita dei suoi personaggi sostando nelle stazioni della problematicità dell’esistenza. Graziella e Francesco sembrano appartenere a mondi totalmente estranei, ma dal loro incontro casuale su di un treno si dipana una storia dall’intreccio inaspettato e avvincente. Originaria di Atrani, Graziella è una donna passionale e dinamica che non sente la vocazione per l’insegnamento. Sarà questa la ragione di quel senso di solitudine e inquietudine che l’accompagna anche quando decide di lasciare il piccolo borgo della Costiera per la cattedra in Brianza? Non solo dubbi e incertezze sullo sfondo del viaggio della protagonista del romanzo di Annella Prisco, ma anche la necessità di confrontarsi con nuove quotidianità: l’amore, o forse solo la presenza di un marito; il brivido di un incontro ad alta velocità; la malattia di un padre schivo con un passato non ancora sepolto; il dolore di un’amica ucraina travolta dall’orrore della guerra.

    Proposto da Corrado Calabrò al Premio Strega 2025 con la seguente motivazione:

    «Un incontro occasionale in treno con un giovane sfuggente, uno sguardo con la sensazione di un déjà vu, fanno andare in fibrillazione lo scontato tran-tran coniugale di un’insegnante, sconvolgendo certezze acquisite con un finale a sorpresa.»

    15,00
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  • Aqua e tera

    Aqua e tera

    Libro presentato da Romano Montroni nell’ambito dei titoli proposti dagli Amici della domenica al Premio Strega 2025.

    Una storia d’amore nella terra di Balbo, Matteotti e don Minzoni. Sorretto da una scrittura che affianca ai toni avvolgenti del realismo magico quelli precisi del racconto storico, questo romanzo corale, pieno di vitalismo e di personaggi indimenticabili, trascina i lettori, consegnandoci una storia a cui apparteniamo ancora.

    «Una bellissima storia di lotta, di antifascismo, di amore e di diversità che fotografa il presente partendo da lontano. Una scrittura che con rara sensibilità si fa lingua del cuore.» – Viola Ardone

    Dopo la fine del primo conflitto mondiale, nelle campagne ferraresi esplode la rabbia di migliaia di braccianti, sfruttati da decenni nei lavori di bonifica delle valli infestate dalla malaria. I Callegari sono una famiglia di scariolanti e lavandaie che attraversano questo universo di miseria e idealismo, di acqua e terra, in cui sono le donne, prima tra tutte Ginisca, a cercare di cambiare il destino delle loro figlie. La provincia di Ferrara dopo la guerra si trova sotto il dominio incontrastato delle leghe rosse, poi viene travolta dalla reazione delle squadre di camicie nere ed è in questo clima di odio e violenza che si incontrano Tina e Lucia, figlie di un agrario fascista e di un capolega socialista.

    Proposto da Romano Montroni al Premio Strega 2025 con la seguente motivazione:

    «Dario Franceschini è un autore di grande sensibilità ed eleganza. Il suo Aqua e tera è un romanzo storico potente ed emozionante, ambientato tra la fine della Prima guerra mondiale e il secondo dopoguerra nella provincia ferrarese, insanguinata dalla lotta tra i braccianti socialisti e i fascisti pronti a tutto per conquistare il potere, fiancheggiati dai proprietari terrieri. Storia, politica, famiglia, amore, lavoro sono alcuni dei temi che si intrecciano nella narrazione, con personaggi memorabili attraverso i quali prende vita tutto un mondo: si parte dal passato per arrivare alla modernità, tra speranze, delusioni, violenze, sogni. E intanto si rinnova la memoria della lotta antifascista in un appassionato racconto civile. Protagoniste sono le donne: in campagna come in città, non sono libere di amare, di studiare, di costruirsi un futuro che non sia quello di moglie e di madre. Ma non si arrendono: tenaci e solidali, lottano in segreto perché almeno le loro figlie possano un giorno seguire le proprie inclinazioni sfuggendo al ruolo che la società vorrebbe cucire loro addosso, e così farsi strada in un mondo che non sia soltanto – come si dice nel titolo – “aqua e tera”.»

    17,00
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  • La coscienza delle piante

    La coscienza delle piante

    Libro presentato da Daniele Mencarelli nell’ambito dei titoli proposti dagli Amici della domenica al Premio Strega 2025.

    Con la prosa fresca e immaginifica che ha incantato lettori e lettrici in Dasvidania, suo romanzo d’esordio, Nikolai Prestia – un giovane Zeno che vuole smettere di fumare e cerca di capire cosa sta accadendo al nostro futuro – racconta il disagio giovanile e l’inevitabilità di essere schiacciati dalle aspettative e dall’amore altrui.

    Dopo un attacco di panico, Marco viene ricoverato al pronto soccorso. Non riesce a parlare, è confuso, e mentre gli altri ricoverati scandiscono il tempo con i propri lamenti, uno psicologo si prende cura di lui invitandolo a ripercorrere il proprio passato. Dentro di sé, Marco ha molte cose, ma soprattutto i dolori, le falsità e i fallimenti collezionati durante gli studi universitari a Siena. Il flusso di coscienza nel quale si immerge viene scandito dalle sue ultime quattro sigarette, con la promessa, a racconto concluso, di smettere di fumare. Rievoca allora la brillante carriera universitaria, fino a quell’esame non superato che a poco a poco si è trasformato in un disagio emotivo e sociale. Per sfuggire al peso della realtà, ha inventato un mondo parallelo in cui era ancora al passo con gli esami. Giunto sull’orlo del baratro, ha confessato tutto al padre e al nonno – gestori di un ristorante nello stesso paesino calabrese che anni prima Marco aveva lasciato per trasferirsi e iscriversi a Giurisprudenza – e, finalmente leggero, ha ripreso a studiare. È stato allora che ha conosciuto una ragazza vittima delle sue stesse menzogne. Si sono promessi di non mentirsi mai, e soprattutto di concludere gli studi insieme. Se però Marco è riuscito a laurearsi, lo stesso non si può dire di lei. E adesso, tra le pareti spoglie del pronto soccorso in cui si trova ricoverato, Marco deve fare i conti con i traumi del proprio passato, ma anche – e forse soprattutto – con il proprio futuro, che lo aspetta in un altro reparto, qualche stanza più in là. La coscienza delle piante racconta la rabbia di vivere in un’epoca in cui il risultato vale più del percorso, e dove la velocità è l’unico parametro con il quale tutti, più o meno consapevolmente, giudichiamo il successo.

    Proposto da Daniele Mencarelli al Premio Strega 2025 con la seguente motivazione:

    «Tempo, spazio e lingua. Uno scrittore si colloca fra questi temi con lucidità e non meno istinto. Sa cogliere il punto di caduta di un fenomeno per l’ossessivo esercizio del suo sguardo, e sa avverarlo in parole. Nikolai Prestia, con il suo La coscienza delle piante, ci avverte di un pericolo, ribaltando il punto di vista rispetto alla presunta crisi dei nostri giovani. Il problema non sono le nuove generazioni, ma noi, gli adulti e il nostro mondo, dove conta solo il traguardo e il suo raggiungimento. Tanti, come Marco, il protagonista del romanzo, falliscono, non c’entrano l’obiettivo. Ma è dal fallimento che si genera la vera consapevolezza di sé. La coscienza delle piante è un romanzo crudo, denso di vita e realtà, e Nikolai Prestia uno scrittore che resterà inciso nei prossimi anni della nostra letteratura.»

    16,00
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  • La babilonese

    La babilonese

    Libro presentato da Sandra Petrignani nell’ambito dei titoli proposti dagli Amici della domenica al Premio Strega 2025.

    Dalla scrittura cuneiforme alla memoria dei computer, da una favolosa città antica alla Londra vittoriana fino a Napoli, che – come scrisse Malaparte – somiglierebbe a Ninive se non fosse stata distrutta, La babilonese ci interpella: può la fiamma della vendetta sopravvivere a chi la cerca e restare sempre viva, come quella della passione? Non sarà, invece, che la memoria della vita è destinata a perdersi come i segni cuneiformi sulle tavolette d’argilla, come la capa di mummia che Filomena Argento conserva, come la memoria danneggiata degli hard disk?

    Ninive, VI secolo a.C.: la vita di Libbali, sposa del dio-re Assurbanipal, scorre immutabile finché alla ziggurat reale non arriva un giovane prigioniero ebreo dagli occhi color lapislazzulo. Tra Avhiram e Libbali nasce una passione travolgente, destinata a essere scoperta con tragiche conseguenze: nel giorno in cui Avhiram viene giustiziato e le figlie della regina pagano con la vita la colpa della madre, Libbali scampa alla morte grazie a una bambina che porta fra le mani una lucerna e la trascina con sé in una fuga nel tempo senza fine. Londra, 1848: l’archeologo Henry Layard, scopritore delle città assire, è perseguitato dalla visione di una donna accompagnata da una bambina che porta una lucerna. Napoli, 1655: mentre la peste infuria il pittore Aniello Falcone incontra la maga Albalì e la sua sfuggente figlia. Nel 1683, l’erudito Sebastiano Resta rinviene un disegno di Falcone che allude a una madonna o a una maga. Ed è il 1881 quando Filomena Argento, ultima di una dinastia di setaioli, eredita quel disegno e incontra Madame Ballu, negromante, e sua figlia… Infine, nella Napoli di oggi una coppia fronteggia il fallimento di un progetto imprenditoriale: anche il loro destino sarà segnato dall’incontro con una giovane e luminosa ragazzina. “Un trauma costruisce un inceppo della memoria: finché non è superato ce lo racconteremo, in attesa che le parole lo esauriscano”. In questo vertiginoso romanzo di romanzi ciascun personaggio ha un immenso dolore e un amore ardente da attraversare, e dunque da narrare.

     

    Proposto da Sandra Petrignani al Premio Strega 2025 con la seguente motivazione:

    «Siamo nel 653 a.C., poi nel 1848, e ancora nel 1656. Non solo, sono passati quasi trent’anni ed eccoci nel 1683. Poi si torna all’800 e infine siamo nel nostro secolo. Stavolta Cilento passa con disinvoltura da un secolo all’altro, con consueta competenza storica, intrecciando storie e personaggi legati da quel filo segreto che alcuni chiamano mito, altri archetipo, altri semplicemente sogno. È partita da un’immagine – dichiara l’autrice – una bambina che porta una lucerna, una bambina salvifica piccola strega o maga, bambina fatata fermata nell’immaginazione pittorica e nelle leggende. Potete interpretarla come volete. A me piace leggervi una grande metafora della letteratura col suo valore salvifico per chi scrive e per chi legge. Anche perché Antonella Cilento è una narratrice che con ostinazione e originalità continua a combattere per un’idea di romanzo insensibile al facile e all’ovvio. Per questo non è semplice riassumere La babilonese e oltretutto non renderebbe giustizia al libro soffermarsi sugli intrecci della ricchissima trama. È un racconto denso di misteri e di indovinelli che cita la scrittura cuneiforme come i fumetti. È un invito a compiere un percorso, antico come l’arte e nuovissimo come un videogioco, guidati dalla vena serissima e insieme giocosa di questa sempre sorprendente scrittrice napoletana.»

    20,00
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  • Tutto tra noi è infinito

    Tutto tra noi è infinito

    Libro presentato da Giovanna Melandri nell’ambito dei titoli proposti dagli Amici della domenica al Premio Strega 2025.

    L’esordio letterario di Nicola Campiotti è un romanzo di formazione coraggioso e toccante, un viaggio emozionante attraverso il significato di una vita, liberamente ispirata alla sua.

    Una storia commovente sul difficile passaggio dall’adolescenza all’età adulta e sulla forza inspiegabile dell’amore.

    Nato qualche mese dopo il felice naufragio del matrimonio dei genitori, Teo Luci cresce in una grande e originale famiglia, educato da due poli opposti: sua madre, del Sud, allevata a balie, collegi e bugie; suo padre, del Nord, cresciuto tra i boschi e il cattolicesimo. Oltre al figlio, l’unica somiglianza nelle vite slegate dei suoi è la passione per il cinema: il motivo per cui si sono trasferiti a Roma, il mestiere che stanno imparando, la febbre che hanno tutte le persone di cui si circondano. E che presto finisce per contagiare anche Teo. Quando, al liceo, lui incontra Vera, se ne innamora perdutamente, di un amore puro e innocente, nuovo e travolgente, che dura un lampo, eppure gli cambierà la vita per sempre. Così, dopo che la loro storia finisce tragicamente e inspiegabilmente, Teo si ritrova a lottare con un dolore assoluto e, toccato il fondo, l’unico modo per continuare a vivere è cercare di risalire. Per ricucire quella cicatrice insanabile scoprirà di dover affrontare i traumi più spaventosi perché certe ferite, incredibilmente, già gli appartenevano.

    Proposto da Giovanna Melandri al Premio Strega 2025 con la seguente motivazione:

    «Questo romanzo di formazione propone un’inaspettata prospettiva maschile alla forza incomprimibile del dolore quando chiede di essere ascoltato e trasformato. È il racconto coraggioso e coinvolgente di una crescita, di un bambino che diventa uomo e di una prova iniziatica e dolorosa che trova lo spazio della cura in una famiglia allargata, allegra, unita anche dopo la fine di un matrimonio e liberamente ispirata a quella dell’autore. Attraverso una scrittura intensa, ritmata e colta, pagina dopo pagina, il racconto ci incalza per un’urgenza segreta. Non c’è vicenda umana, anche la più dolorosa, che non conservi una luce, una verità. E questo romanzo d’esordio di Nicola Campiotti ci porta lì, in quello stato e in quell’attimo in cui, mentre tutto sembra crollare e dissolversi, il dono del perdono riesce a irradiare una trasformazione preziosa, umana e spirituale. Sorprende la delicatezza e la cura con cui l’io narrante maschile mette a fuoco una galleria di personaggi femminili. E così insieme a Teo, autore-protagonista, ci completiamo nell’osservazione del desiderio di conoscenza di un giovane ragazzo con il mondo femminile, in una relazione che costeggia intimità e verità. Auguro un grande successo a questo libro la cui eroina è finalmente una professoressa di Filosofia! Gli auguro di essere letto e apprezzato da tanti ragazzi e studenti. Il libro scorre toccando universali umani come l’amicizia, la violenza e il perdono di sé e dell’altro come presupposto di vita piena. Resta nel cuore la descrizione di una maschile stagione dell’adolescenza, un temporale in cui il mondo prende forma e il primo amore ha l’effetto di un incendio. Ma poi soprattutto c’è lei, La Maestra; una straordinaria e ruvida professoressa che obbliga i suoi alunni e noi lettori a recuperare una certezza troppo dimenticata. Non c’è IA che tenga: incontrare una Maestra, nella scuola che educa alla vita è il più grande dei doni. E dunque consiglio questo libro anche per consentirgli di raggiungere tanti ragazzi catturati dalla rete affinché cerchino e auguralmente trovino tra i muri della propria scuola una guida in carne e ossa dotata del medesimo potere maieutico della professoressa di Filosofia capace di trasformare nella libertà la vita di Teo. Questo romanzo avvincente ha il grande merito di illuminare la scuola e il suo ruolo fondamentale non solo nel rinsaldare il tessuto civile e democratico di un paese ma anche nel sostenere i ragazzi nel loro unico e speciale percorso di individuazione. Risalta il pensiero che la violenza contro le donne possa essere sconfitta solo da uomini capaci di fare dell’ascolto il proprio bagaglio principale per incontrare insieme il mondo, sé stessi e il femminile. Presento questo romanzo, ironico e profondo al contempo, nella convinzione che meriti di continuare il suo cammino verso un pubblico più ampio; per risvegliare in chi lo legge la potenza del desiderio e del perdono.»

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