• Una tregua che non è pace

    Una tregua che non è pace

    «Perché scrivo?» Per provare a rispondere a questa domanda Miriam Toews fruga nei suoi immaginari manoscritti di bambina, fra le parole di altri scrittori, dentro le lettere a una sorella ammutolita, fra tornei di Scarabeo, viaggi in bicicletta per l’Europa, passeggiate sul fiume ghiacciato: una miriade di ricordi ora divertenti ora dolorosissimi – piú spesso l’una e l’altra cosa insieme. E giunge alla inevitabile conclusione che chiedersi «perché scrivo?» è come tentare di racchiudere tutti i venti del mondo in un museo. Invitata a partecipare a una Conversación a Città del Messico nell’aprile del 2023, Miriam Toews si trova a dover produrre un testo sul tema fissato dal Comité per quell’edizione, e il tema è «perché scrivo?» La ricerca di una risposta innesca un profondo dialogo interiore, ora esilarante ora struggente, e avvia un percorso labirintico intorno al senso della scrittura e alle sue connessioni con la vita («Perché scrivi? Perché vivi?») e con la morte. Ne nasce un caleidoscopio di scritture diverse, dalle lettere agli aneddoti, dalle citazioni ai frammenti di ricerca, e ovunque, intrecciati all’indagine del processo creativo e narrati con implacabile ironia, pezzi di memoria personale che mettono a nudo l’intimità della vita famigliare, con le sue tenerezze, le sue risate e le ineffabili voragini che vi si sono aperte. Toews scrive di una madre morente ma indomita e imbattibile a Scarabeo, di un panino al prosciutto ordinato dal padre poco prima di morire e mai consumato. Scrive del freddo e del ghiaccio, di figli e nipoti, del vento, di tutti i venti del mondo, e del progetto di radunarli in un unico museo. E infine scrive del silenzio, quello con cui sua sorella ha scandito a lungo la sua vita e infine la sua morte; il silenzio contro cui Miriam ha brandito la parola scritta in infinite lettere d’amore per tentare di trattenerla fra i vivi. La ricompensa è una tregua, forse, che tuttavia non è pace.

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